{"id":49,"date":"2026-10-24T12:06:48","date_gmt":"2026-10-24T10:06:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.santuariodivinamaternita.org\/?page_id=49"},"modified":"2026-10-24T12:06:48","modified_gmt":"2026-10-24T10:06:48","slug":"giovanni-della-croce","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.santuariodivinamaternita.org\/?page_id=49","title":{"rendered":"Giovanni della Croce"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Juan de Yepes alias Juan de Santo Mat\u00eda, alias Juan de la Cruz: andare all&#8217;essenziale<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Scheda anagrafica<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Luogo di nascita:<\/strong> Fontiveros, in Castiglia, Spagna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Data di nascita:<\/strong> 24 giugno 1542 (data incerta), terzogenito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Figlio di:<\/strong> Gonzalo de Yepes e Caterina \u00c1lvarez.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dati personali:<\/strong> figlio di poveri tessitori, orfano di padre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Titoli particolari:<\/strong> Mistico, Poeta, Scrittore, Iniziatore del Carmelo Riformato con Teresa de Jes\u00fas, Dottore della Chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Entra nella vita:<\/strong> al suono del mattutino, nella notte tra il 13 e il 14 dicembre 1591 nel convento di \u00dabeda, in Andalusia. Ha 49 anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Beatificazione e canonizzazione:<\/strong> il 21 aprile del 1675 Clemente X lo iscrive nell&#8217;Albo dei Beati. Il 27 dicembre 1726 Benedetto XIII lo ascrive nell&#8217;Albo dei Santi. Il 24 agosto 1926 Pio XI dichiara solennemente Juan de la Cruz Dottore della Chiesa Universale. Il 21 marzo 1952 viene riconosciuto civilmente a Juan de la Cruz il titolo di Patrono dei poeti spagnoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Memoria liturgica:<\/strong> 14 dicembre.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Profilo biografico<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Juan de la Cruz con Teresa de Jes\u00fas, dottori della Chiesa, sono fino ai nostri giorni i maestri di mistica pi\u00f9 autorevoli e pi\u00f9 studiati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 merito infatti soprattutto di Juan de la Cruz di avere innalzato la teologia spirituale alla perfezione di una vera sistemazione scientifica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Egli nacque, terzogenito, a Fontiveros nel 1542, da Gonzalo de Yepes e da Catalina Alvarez.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da poco aveva compiuto i due anni quando rimase orfano di padre; fu da allora che cominci\u00f2 per la sua povera famiglia una vita di fame e di stenti, anche perch\u00e9 i parenti paterni rifiutarono l&#8217;aiuto alla famigliola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La madre dovette nel 1548 partire con i figli da Fontiveros, per raggiungere Ar\u00e9valo, vicino ad Avila, ove si trattenne per qualche anno. Si logor\u00f2 nel lavoro per i suoi figli: il pane scarseggiava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sempre la carestia allontan\u00f2 la famigliola da Ar\u00e9valo, per Medina del Campo, citt\u00e0 pi\u00f9 industriosa. Juan venne ammesso al collegio della dottrina dove si insegnava ai ragazzi un mestiere, secondo le loro attitudini. Egli cerc\u00f2 di intraprendere diversi mestieri manuali: il falegname, il sarto, lo scultore in legno. Nonostante la sua buona volont\u00e0, non riusc\u00ec bene in nessuna di queste arti, per\u00f2 dimostr\u00f2 una notevole vena artistica.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Nascita di una vocazione<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pass\u00f2 all&#8217;ospedale di Medina del Campo come infermiere e raccoglitore d&#8217;elemosine. Frequent\u00f2, in seguito, il collegio dei Gesuiti; quivi studi\u00f2 con seriet\u00e0, tra i 17 e i 21 anni, di notte, poich\u00e9 di giorno doveva prestare il suo servizio all&#8217;ospedale. Era portato molto per le materie letterarie; in questi anni di studio, riusc\u00ec ad imparare molto bene il latino. Era benvoluto dagli ammalati, tanto che avrebbe potuto, esercitando il suo mestiere, continuare gli studi e diventare cappellano dell&#8217;ospedale, divenendo concreto aiuto anche per la famiglia. Ma la sua strada non era certo questa: egli segu\u00ec la voce che lo invitava al Carmelo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1563 vest\u00ec infatti l&#8217;abito carmelitano, prendendo il nome di Juan de Santo Mat\u00eda; dopo un anno di noviziato, ove fece brillare le sue grandi virt\u00f9, emise la sua professione religiosa, ottenendo di poter osservare la Regola primitiva dell&#8217;Ordine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da Medina fu mandato a Salamanca, dove studi\u00f2 all&#8217;Universit\u00e0 filosofia e teologia, basi delle sue opere e del suo futuro insegnamento. Riusc\u00ec assai bene in questi studi, tanto da essere nominato prefetto degli studenti, funzione allora riservata al pi\u00f9 bravo degli studenti stessi. Non si sa chi furono a Salamanca i suoi insegnanti: si sa invece con certezza che la sua vita in quegli anni ebbe un&#8217;influenza che si estendeva fino a Medina del Campo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Juan apprese senz&#8217;altro dai suoi insegnanti quelle linee della filosofia scolastica, che sarebbero state il fondamento dei suoi futuri lavori poetici e religiosi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1567 fu ordinato sacerdote a Salamanca e celebr\u00f2 a Medina la sua Prima Messa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Carmelo allora stava attraversando un periodo di mediocrit\u00e0, che ricordava poco quello degli antichi Padri; Juan de Santo Mat\u00eda, dopo aver osservato per cinque anni la primitiva Regola, aspir\u00f2, con tanto sincero slancio, ad una maggiore solitudine contemplativa: desiderava farsi Certosino.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un incontro inatteso<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio in quello stesso anno, 1567, incontra per\u00f2, a Medina del Campo, Teresa de Jes\u00fas.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avendolo ella conosciuto, e sapendo il suo proposito di farsi Certosino, lo preg\u00f2 di aspettare, esponendogli i suoi disegni e facendogli osservare il gran bene che ne sarebbe venuto e il servizio che avrebbe reso al Signore, se, volendo vivere una vita pi\u00f9 perfetta, lo avesse fatto nel suo stesso Ordine. Egli le promise di aspettare, purch\u00e9 non andasse troppo per le lunghe.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un fine intuito&#8230;<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Teresa rimase entusiasta di averlo incontrato. Dice di lui ella stessa: &#8220;Non v&#8217;\u00e8 religioso che non ne dica bene, per le molte penitenze che ha fatto&#8230; \u00c8 un uomo di coraggio&#8230; \u00c8 un uomo di grande orazione e molto intelligente&#8221; (Fondazioni 13, 1-5).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Juan torn\u00f2 a Salamanca per terminare l&#8217;anno accademico e poi ripart\u00ec con Madre Teresa da Medina, per la fondazione del Carmelo femminile di Valladolid.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Uno strano noviziato in clausura&#8230; con Teresa come maestra<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si ferm\u00f2 a Valladolid con lei per conoscere bene il modo di vivere in questi nuovi Carmeli. \u00c8 in questa circostanza che Teresa de Jes\u00fas introduce Juan de Santo Mat\u00eda nello stile di vita, fraternit\u00e0 e ricreazione che ha avviato con le sue compagne. Discusse con la Santa circa il programma di vita da seguire tra i religiosi, che avrebbero dovuto vivere dello stesso spirito e realizzare grandi desideri apostolici. Teresa stessa racconta:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Partii con lui per la fondazione di Valladolid. Siccome restammo alcuni giorni senza clausura a causa degli operai che lavoravano per adattare al bisogno la casa, ne approfittai per fargli conoscere il nostro sistema di vita, facendo in modo che comprendesse a fondo sia la mortificazione che lo stile di fraternit\u00e0 e di ricreazione che abbiamo in comune, il quale \u00e8 ordinato in maniera tale da farci conoscere i nostri difetti e darci un po&#8217; di svago per poi osservare meglio la Regola in tutto il suo rigore. Quel padre (Juan) era cos\u00ec buono, che potevo pi\u00f9 io imparare da lui che non lui da me. Ma non era questo che intendevo: volevo soltanto che conoscesse il nostro modo di vivere&#8221; (cfr. Fondazioni 13, 1-5).<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">&#8230;gli compera una casa<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Teresa si interess\u00f2 subito per comperare un edificio per il nuovo convento maschile: lo trov\u00f2 a Duruelo:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;(&#8230;) non trovando il modo di procurarsi una casa, non facevo che supplicare di questa grazia Nostro Signore perch\u00e9 (&#8230;), dopo avermi dato il pi\u00f9, vale a dire frati adatti a cominciare l&#8217;opera, provvedesse anche al resto (&#8230;). Un cavaliere di Avila, chiamato don Rafael, venne a sapere della nostra intenzione di fondare un convento di Scalzi. Mi offr\u00ec una casa di sua propriet\u00e0 in un piccolo villaggio di pochissime famiglie (&#8230;). Io, anche se capii subito quale genere di casa dovesse essere, resi lode a Cristo Signore e ringraziai molto il cavaliere (&#8230;). Partii da Avila il mese di giugno con una compagna e con il padre Julian de Avila. Pur essendo partiti di mattina, siccome non conoscevamo la strada, ci smarrimmo e, poich\u00e9 il villaggio era poco noto, non si riusciva a saperne molto. Perci\u00f2 ci aggirammo tutto quel giorno con molta fatica perch\u00e9 il sole scottava. Quando credevamo di essere vicini alla meta, c&#8217;era altrettanta strada da fare. Non dimenticher\u00f2 mai la stanchezza e le giravolte di quel viaggio. Arrivammo, cos\u00ec, poco prima di notte. Entrati nella casa, la trovammo in tale stato che non ci arrischiammo a pernottare l\u00ec a causa dell&#8217;eccessiva sporcizia che vi regnava e della gran quantit\u00e0 di parassiti estivi. Aveva un ingresso discreto, una camera divisa in due con il suo soppalco e una piccola cucina: ecco tutto l&#8217;edificio del nostro monastero! Considerai che nell&#8217;ingresso si poteva fare la cappella, che nel soppalco stava bene il coro e nella camera il dormitorio (&#8230;). Ci recammo a passare la notte in Chiesa&#8221; (cfr. Fondazioni 13, 1-5).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine del settembre del 1568 Juan part\u00ec da Valladolid per accomodare questa povera casa rurale &#8220;in maniera di potervi stare alla meno peggio&#8221;. Il 28 novembre di quell&#8217;anno si celebr\u00f2 la prima Messa ed egli rivest\u00ec il saio di scalzo, che la Madre Teresa stessa gli aveva confezionato, assumendo il nome di Juan de la Cruz. Cos\u00ec inizi\u00f2 la vita riformata tra i religiosi del Carmelo Scalzo di Duruelo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal 1569 al 1571 ricopr\u00ec la carica di Maestro dei novizi, prima a Duruelo e poi a Mancera, dove si erano trasferiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da Mancera si trasfer\u00ec poi ad Alcal\u00e1 de Henares, come rettore del collegio dei carmelitani scalzi: la Madre Teresa, trasferita nel monastero dell&#8217;Incarnazione, chiese ed ottenne dal Commissario Apostolico che Juan de la Cruz venisse designato come confessore di quel monastero. Pare che egli si sia fermato ad Avila dal 1572 al 1577.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scoppiarono purtroppo a questo punto delle tensioni: due padri Domenicani erano stati nominati Visitatori Apostolici per visitare i Carmeli dei Calzati e degli Scalzi. Uno dei visitatori stessi, favorevole agli Scalzi, ma poco illuminato, incominci\u00f2 a nominare superiori degli Scalzi un po&#8217; in tutti i conventi, per diffondere ovunque la Riforma, e autorizz\u00f2 molte altre fondazioni, come a Siviglia, a Granada, alla Pe\u00f1uela, contro il parere del Generale dell&#8217;Ordine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I Padri Calzati si allarmarono e pensarono addirittura di sopprimere gli Scalzi. Il caso si aggrav\u00f2, per varie complicazioni, esasperando gli animi gi\u00e0 inaspriti. Nonostante gli appelli di Madre Teresa al Re Filippo II e al Papa, che arrivarono in ritardo, gli Scalzi furono dichiarati ribelli. Fu deciso di chiudere i loro conventi e di procedere alla reclusione di Madre Teresa in un monastero di sua scelta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella notte dal 2 al 3 dicembre 1577 alcuni Calzati tentarono di irrompere nella piccola casa di Juan de la Cruz vicina al Carmelo dell&#8217;Incarnazione, egli fece in tempo a far scomparire tutti i documenti della Riforma, fu preso e portato via. Lo condussero a Toledo, lo rinchiusero in una cella stretta e buia, dove faceva un grande freddo e un caldo torrido d&#8217;estate. Vi rest\u00f2 9 mesi, senza poter comunicare con alcuno, con poco cibo e senza biancheria pulita. Lo si accus\u00f2 di aver gettato scompiglio nell&#8217;Ordine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perfino Juan de la Cruz stesso, dopo queste angherie e sofferenze, cominci\u00f2 a dubitare di se stesso e dell&#8217;Opera intrapresa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo sei mesi fu cambiato il guardiano della sua cella, che cerc\u00f2 di aiutarlo in tutti i modi: gli port\u00f2 anche una tunica pulita e il materiale per scrivere. Fu infatti in questo periodo che egli compose gran parte del Cantico Spirituale e le strofe della Notte oscura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A met\u00e0 agosto era cos\u00ec esausto e privo di forze, che credette di morire: decise invece di scappare. Con la complicit\u00e0 del suo carceriere, con l&#8217;aiuto certo di un&#8217;ispirazione di Maria, egli si cal\u00f2, con le lenzuola del letto cucite e annodate, lungo un precipizio, saltando poi nel vuoto e arrivando sopra una scarpata. Riusc\u00ec, non si sa come, ad arrivare in citt\u00e0 e a domandare asilo presso le Carmelitane. Cos\u00ec fu salvo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riusc\u00ec a ricongiungersi ai suoi fratelli Scalzi e ai primi di novembre prende possesso della sua carica di Superiore del Convento di El Calvario in Andalusia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1578, Teresa, scrivendo alla Madre Anna di Ges\u00f9 dice fra l&#8217;altro: &#8220;\u00c8 un uomo celestiale e divino&#8230; dopo la sua partenza non ho trovato in tutta la Castiglia un altro come lui, capace di comunicare agli altri tanto fervore per la via del cielo&#8230; \u00c8 un uomo di spirito, di grande esperienza e saggezza. Le sorelle formate alla sua scuola, qui sentono molto la sua assenza&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1579 Juan part\u00ec per Baeza, per inaugurare il collegio degli Scalzi, che governer\u00e0 come Rettore fino al 1582.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando ci fu ad Alcal\u00e1 de Henares il Capitolo di separazione tra Carmelitani Scalzi e Calzati, costituiti gli Scalzi come provincia separata, dopo la concessione di Gregorio XIII, Juan de la Cruz intervenne attivamente e fu nominato terzo definitore. Nel 1582 divenne Priore del convento de los M\u00e1rtires a Granada, e l&#8217;anno dopo fu riconfermato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il discepolo prediletto del Santo, Giovanni Evangelista, parlando di lui in proposito, dice: &#8220;Il suo continuo parlare in ricreazione e in altri luoghi, era di Dio; ed era cos\u00ec amabile nel parlarne, che durante la ricreazione ci teneva tutti lieti e ne uscivamo pieni di gioia&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell&#8217;ottobre 1585 fu nominato vicario provinciale dell&#8217;Andalusia, esplicando le sue attivit\u00e0 e le sue doti in questo incarico, nel governo dei religiosi e delle religiose, con grande sapienza e saggezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;anno dopo cadde gravemente ammalato a Guadalc\u00e1zar: pensavano che morisse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Egli per\u00f2 disse a fra Martino, suo confidente: &#8220;Non \u00e8 giunta ancora l&#8217;ora della mia morte&#8230; non morir\u00f2, pur soffrendo molto, in questa malattia, perch\u00e9 non \u00e8 ancora ben preparata la pietra per un edificio cos\u00ec santo&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fratello infermiere gli scopr\u00ec in quel frangente una catena di ferro, che gli cingeva il corpo, le cui punte erano penetrate nella carne. Si venne a sapere che la portava da ben otto anni!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Camminava sempre scalzo, a piedi nudi, anche quando pioveva o nevicava. Mangiava pochissimo, dormiva poche ore sul nudo pavimento o sopra un mucchio di tralci di vite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1587 non fu pi\u00f9 nominato Vicario Provinciale, ma eletto, per la terza volta, Priore di Granada. L&#8217;anno dopo, il primo capitolo generale si radun\u00f2 a Madrid: il Santo fu eletto primo definitore generale; instaurata poi La Consulta, nuova forma di governo voluta da Nicol\u00f2 Doria, Juan de la Cruz divenne terzo consigliere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sempre Giovanni Evangelista dice che in questo periodo trascorreva sotto gli alberi notti intere in preghiera, tutto assorto, con le braccia distese in forma di croce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre era a Segovia, visitandolo spesso il dottor Villegas, il santo lo portava in giardino, ove trascorrevano 4 o 5 ore, parlando di Dio, senza accorgersi che il tempo passava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel capitolo generale straordinario tenuto a Madrid nel 1590, il Santo si oppose ad alcune idee estremiste del Doria. Nel Capitolo Generale dell&#8217;anno seguente rimase senza alcun incarico e dopo vicende dolorose, in cui conserv\u00f2 una pace inalterabile e grande serenit\u00e0, part\u00ec per la provincia dell&#8217;Andalusia, arrivando al convento della Pe\u00f1uela.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mese dopo si ammal\u00f2 e in cerca di cure per il suo male, si port\u00f2 ad \u00dabeda. Nel frattempo si form\u00f2 una vergognosa persecuzione contro di lui, per il risentimento di un suo antico suddito, Diego Evangelista. Il Priore stesso di \u00dabeda, Crisostomo, nutriva un&#8217;avversione particolare contro il Santo, che per\u00f2 gli fu sempre ubbidiente e sottomesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Juan de la Cruz mor\u00ec santamente alla mezzanotte tra il 13 e il 14 dicembre 1591, all&#8217;et\u00e0 di quarantanove anni. Fu dichiarato santo nel 1726 il 27 dicembre e Dottore della Chiesa nel 1926 il 24 agosto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La morte di questo uomo celestiale e divino fu una morte di amore. Si dice nella Fiamma di amor viva: &#8220;In essa, ossia nella morte, si adunarono tutte le ricchezze della sua anima e vi entrarono i fiumi del Suo amore&#8230; L\u00e0 si unirono i primi e gli ultimi tesori della sua anima. Per accompagnarla, al momento che partiva per il suo Regno, mentre fin dagli estremi confini della terra echeggiavano le lodi a gloria del giusto&#8221; (Fiamma I, 30).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una carmelitana dichiara nei processi di canonizzazione: &#8220;La teste ha considerato molto spesso che nel Santo Padre Juan de la Cruz, uomo non bello, piccolo e modesto, che non possedeva quelle doti che nel mondo conquistano gli occhi, traluceva o si vedeva chiaramente &#8220;un non so che di divino&#8221; che attirava gli sguardi e assorbiva la mente&#8230;&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Juan de Yepes alias Juan de Santo Mat\u00eda, alias Juan de la Cruz: andare all&#8217;essenziale Scheda anagrafica Luogo di nascita: Fontiveros, in Castiglia, Spagna. Data di nascita: 24 giugno 1542 (data incerta), terzogenito. Figlio di: Gonzalo de Yepes e Caterina \u00c1lvarez. Dati personali: figlio di poveri tessitori, orfano di padre. 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